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il disco dei miracoli

Finalista P.I.M.I. Premio italiano musica indipendente 2007

Il disco dei miracoli è ispirato ad alcune tavolette ex voto che abbiamo ritrovato la scorsa estate visitando un tempietto dedicato a Santa Rita da Cascia ai piedi del Col Visentin, non lontano da Belluno. Nonostante le storie e i personaggi possano apparire alquanto verosimili, dopo opportune verifiche, abbiamo appurato che gli avvenimenti miracolosi descritti sono il frutto di menti particolarmente fantasiose e nulla di quanto narrato corrisponde alla realtà dei fatti. Con lo scopo di raccogliere nuovo materiale, siamo più recentemente tornati tra quei monti senza tuttavia riuscire a raggiungere la meta del nostro viaggio. Interrogati a tal proposito, alcuni abitanti della zona ci hanno fornito indicazioni poco precise: chi dice il rustico santuario non esista più, chi dice non ci sia mai stato. Agli ascoltatori un’avvertenza: consigliamo di non cercare i nomi delle persone edi luoghi citati perchè non esistono, noi lo sappiamo, li abbiamo conosciuti.

Registrazione missaggio ed editing
Michele Tezza e Paolo Lovat presso lo Stile Libero Studio.

Direzione e arrangiamento archi : Matteo Buzzanca

Le illustrazioni e il progetto grafico sono di Alessandro Grazian

La bella Listilina

Mandorla, profumerà di mandorla
la croda con la luna e l’olio che ti ha unta

Mandorla, profumerà di mandorla
il refolo che in piazza inciampa nella gonna

Tremano, tra dita come nuvole, le chiavi di conchiglia
frugando il tascapane che danza nella corsa
e si agita il respiro che gonfia la risacca nascosta nel tuo seno

Chi sarà che coglierà la polvere pensando a Listilina
al buio che smagliava il nero alle sue calze
e l’afferrava alle caviglie lasciando per ricordo due scarpe a ballerina?

Ombre nel granaio della villa

Goccia di sangue
incrostra i ginocchi
spina di rosa nel dito
la macchia scura sul vestito
le dita sporche negli occhi
l’orologio coi suoi rintocchi

Le formiche mentali

Tua madre parlava alle cicale
sul bordo di una splendida terrazza
e in fondo non faceva male
sentire odori e brusii nella piazza

E rincorreva veloci cani scuri
cantava all’uscita della scuola
gridava “Attenti!” ai carabinieri
e s’infilava pastiglie nella gola

Pensieri, millepiedi, formiche con le ali
tutti diversi e tutti stanchi uguali
formiche grosse e rosse hanno fatto breccia
percorrono le vene fino a sotto la corteccia
e tarli nel velluto del vissuto

Tuo padre parlava della vita
come se per lui fosse già finita
troncava i discorsi dolcemente
con una lieve ironia seducente

E giocava a scacchi fino a sera
in silenzio coltivava il suo giardino
gentile a tratti con la cameriera
e cocciuto con il vecchio felino

Pensieri, millepiedi formiche con le ali
tutti diversi e tutti stanchi uguali
formiche grosse e rosse hanno fatto breccia
percorrono le vene fino a sotto la corteccia
e tarli nel velluto del vissuto

La contessina Bacigalupo (inseguita dallo stesso)

Giù tra i cespugli sotto l’altalena
tra il saliscendi di scarpe di tulle
un naso nero sbucava ferino
dalla sua tana di nascondino

Mentre intrecciava collane di fiori
lei di nascosto dai genitori
se lo vide un giorno apparire davanti
con gli occhi rossi e i denti bianchi

“Che lui mi insegua è naturale
io sono la preda ideale
aspetta solo il momento propizio
per trascinarmi nel precipizio”

Poi tra le braccia di un uomo per bene
nella vertigine del dormiveglia
dietro le tende di raso francese
sognò una pellaccia in male arnese

Qualche mattina più spesso di sera
il suo cuore saliva in mongolfiera
ed a guardarla dal fondo del fondo
i baffi sornioni dell’essere immondo

“Che lui mi insegua è naturale
io sono la preda ideale
aspetta solo il momento propizio
per trascinarmi nel precipizio”

Così anche oggi sepolta nel letto
coi cari amici e l’ultimo affetto
sembra impossibile che quel momento
resti soltanto un presentimento

Eppur la nobile guardate bene,
con la sua mano che non può star ferma
sembra indicarci con l’unghia incarnita
lì oltre il vetro della finestra

Ma intanto il lupo di là dei fossi
con tutte le costole in vista
sotto una luna che par fatta d’ossi
col naso cerca una nuova pista

Goccia di sangue
incrosta i ginocchi,
spina di rosa nel dito,
la macchia scura sul vestito,
le dita sporche negli occhi,
l’orologio coi suoi rintocchi

Stregato da un sorriso

Lo so, ti tradirò
per lei che prepara un caffè

E tu mi aspetterai
riscaldando pere cotte, aspetterai

Mentre lei sorriderà
con quegli occhi così nuovi
ai miei occhi grigi e chiari
a due polsi stanchi e duri

Mentre lei sorriderà
con le labbra di rugiada
alla bocca ansiosa e amara
alla preda e al suo gioiello di gioventù

Il solitario mistero della profondità

Fu un tempo lontano
che ti portò altrove
fra le correnti lievi del pensiero
a riposare all’ombra d’un veliero

E da quel giorno iniziasti a cantare
senza timone, timore e riverenze
d’un tempo lontano
che ti portò altrove

Forse hai stonato
o sei nato stonato
forse al tuo canto nessuno risponde
o forse è soltanto il tuo orecchio che si confonde

Ora attendi scrutando
il destino tra le onde
perché le sottili ragioni del proprio errare
soltanto la profondità può salvare

E intanto il tuo verso invecchia con te
che dormi sognando il sorriso di una musa
in un teatro lontano
sulla rotta di Giava

Forse hai stonato
o sei nato stonato
forse al tuo canto nessuno risponde
o forse è soltanto il tuo animo che si confonde

Rapita da un pettirosso

Rapita da un pettirosso gigante
guardi al mondo colorato e stanco
guardi un’ultima volta un sagrato velato
dal tuo strascico bianco

Lo sposo con il gilet sbottonato
mentre tua madre gli sorride nervosa
c’è qualcuno che dice “l’han ben combinato”
a casa i cataloghi da sposa

E il giorno delle nozze è volato via
ma il giorno delle nozze è volato via
con gli occhi aperti ed il cuore sollevato

Rapita da un pettirosso ora vedi
i trucchi al tempo non riusciti alle zie
e poi baci, saluti, gentili congedi
e smania di fotografie

Tuo padre mentre nasconde gelosie
davanti ai tailleur malvasia
e poi dietro cugine formose
e le amiche zitelle del bouquet invidiose

E il giorno delle nozze è volato via
ma il giorno delle nozze è volato via
con gli occhi aperti ed il cuore sollevato

Ma il giorno delle nozze è volato via
e il giorno delle nozze è volato via
con gli occhi aperti ed il cuore sollevato

ll labirinto del desiderio

Laura dipinge una strada
Angelo il mare di lato
e il soffio di tramontana

Le passeggiate in campagna
E quelle negli ospedali
un lieve battito d’ali

Il desiderio non può
non potrà che migliorarci
sono sicuro che in fondo
un po’ ci migliorerà

C’è poi chi scende da un treno
chi guarda dal finestrino
chi aspetta sulla banchina

Ma in fondo si vede il monte
ballano al vento la sera
le trecce di Listilina

Il desiderio non può
non potrà che migliorarci
sono sicuro che in fondo
un po’ ci migliorerà

Fantasmi a nord-est

Gli ho stretto la mano di foglia
in un pomeriggio normale
nell’ora di luce che ancora rimane
tra il cartellino ed il telegiornale

Sull’argine i solchi delle mountain-bike
robinie e il ronzio dell’A4
ai suoi occhi miti ed al suo taccuino

Il cane non ha neanche abbaiato
gli ho offerto un mezzo toscano
ha fatto cenno di no con la mano

tossendo alla brezza del vespro
Il debbio di marzo dall’alito denso
Color di tabacco, profumo di incenso

Ha fatto un sorriso e mi ha chiesto se ancora
esistono i guanti e le calze da donna

Mi ha chiesto se ancora ci sono i bambini
gli insetti, le case col tetto a spiovente
le sere di pioggia, la carta stampata
le pipe di radica, oppure niente

Gli ho offerto un mezzo toscano
ha fatto cenno di no con la mano
tossendo alla brezza del vespro

Mi ha salutato nell’aria di vetro
con una carezza

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